| SERMONETA
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Nel territorio di Sermoneta (257 mt.) si ritiene sufficientemente individuata l'antica Sulmo romana, poi abbandonata al punto che, con l'eccezione di pochi muri e dei reperti che di tanto in tanto affiorano nella zona, non ne rimane molto. A pochi chilometri dalla pianura si trova, invece, la necropoli di Caracupa, ove furono scoperti un sepolcreto e varie suppellettili, risalenti all'età del ferro.Le cose più interessanti di Sermoneta, tuttavia, si ricollegano alla sua storia medievale. Nel XIII secolo essa apparteneva alla famiglia degli Annibaldi. Come Ninfa e Norma fece parte di quel gruppo di città e terre che Pietro Caetani acquistò verso il 1297 con i buoni uffici di Bonifacio VIII, per una somma aggirantesi sui 200 mila fiorini oro. Lo stesso Bonifacio VIII, con l'infeudazione concessa nel 1303 a Pietro Caetani, privò praticamente la Chiesa di questa sua proprietà.
Perduta, come gli altri centri vicini da Onorato I di Fondi (che l'aveva sottratta al fratello Giacomo) tra il 1399 e il 1401, i Caetani la riottennero quasi subito con Norma, Ninfa, Bassiano e S. Donato. I Borgia se ne appropriarono cento anni dopo: nel 1499 Alessandro VI la cedette a Lucrezia Borgia che la donò al figlio Rodrigo. Nel 1501 Sermoneta fu eretta a ducato. Papa Giulio II reintegrò i Caetani nel feudo di Sermoneta e delle altre città vicine con propria bolla del 1504.I due secoli di intensa vita corsi tra la fine del 1200 e il 1400 hanno dato a Sermoneta l'impianto urbanistico e i monumenti che ne fanno ancor oggi un gioiello medievale. Le molte chiese sparse nel vasto territorio, il suo castello, la sua cinta di mura attestano il ruolo primario che la città svolse nella vita civile e militare della zona. Il Castello domina il paese ed è uno dei meglio conservati del Lazio, grazie anche ai grossi restauri effettuati ai primi del secolo da Gelasio Caetani (autore della famosa Domus Cajetana, un'opera che racconta le vicende medievali dei feudi della famiglia Caetani). Edificato forse attorno al 1000, Annibaldi, Caetani e Borgia, che lo possedettero, vi profusero spese e ingegno per farne un esempio di architettura militare, una roccaforte imprendibile, capace di resistere a tutti gli attacchi attraverso cinque linee concentriche di difesa costituite da cortili scoperti e ponti levatoi che isolavano progressivamente le varie parti del castello, fino al mastio alto 42 metri, teoricamente imprendibile. Nelle stanze, affrescate nei secoli XIV e XV, furono ospiti, tra gli altri, Lucrezia Borgia, il Valentino, Ludovico d'Ungheria, Carlo V e numerosi altri personaggi. In ottime condizioni è il ponte levatoio che immette sull'ampia piazza d'armi, dove forse sorgeva l'antica Chiesa di S. Pietro in Corte. Il cammino di ronda è intatto e sulle pareti delle segrete vi sono tuttora scritti nomi di oscuri prigionieri. Uno vi ha lasciato, con una sorta di gastronomica filosofia, questa frase: Latttuca bona e cicoria fratesca ma un poco di carne di vitella farebbe meglio ma la libertà è meglio di ogni cosa.
Al centro di Sermoneta è la bellissima Collegiata della Assunta, del XIII secolo, con un meraviglioso campanile, che un fulmine abbatté in parte nella seconda metà del secolo XVI, come una lapide esterna avverte. All'interno del tempio vi sono due acquasantiere, l'una romanica e l'altra rinascimentale; una sedia vescovile marmorea ricavata da un'ornatissima ara romana; un baldacchino barocco a colonne tortili; un coro ligneo del '600, una bella croce argentea del XII secolo. Nelle cappelle laterali, affreschi settecenteschi. Il pavimento della chiesa è a mosaico. Ma il pezzo più importante è il quadro raffigurante la Madonna in gloria che tiene Sermoneta in grembo, capolavoro di Benozzo Gozzoli (1420-1498), che la città donò alla Collegiata in ringraziamento per essere scampata da una grave epidemia. La Chiesa dell'Assunta sorge forse su un tempio a Cibele. Fu distrutta nel X secolo da Lando di Ceccano e ricostruita nel secolo XII.Nella Chiesa di S. Giuseppe è visibile un Crocifisso ligneo del XIV secolo, con pitture di Girolamo Sicciolante, che con l'altro pittore Antonio Cavallucci ebbe qui i natali. Il Sicciolante che operò in tutti i centri posseduti dai Caetani, ha lasciato sue opere anche nella Chiesa di S. Michele ed è l'autore del famoso vessillo innalzato dalla nave ammiraglia cristiana nella battaglia di Lepanto e ora conservato nel Duomo di Gaeta . Interessante è anche la Chiesa di S. Angelo in valle pagana. Il porticato godeva del singolare privilegio di far sottrarre ai rigori della legge, per jus asili i cittadini perseguitati dal fisco, all'epoca particolarmente spietato. Per questo il portico è chiamato anche l'Asilo o la Misericordia. Ne resta solo il piccolo campanile. A valle del paese si trovano, infine, i ruderi della Chiesa di S. Maria della Vittoria, fatta costruire da Onorato IV dopo la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571). In località Monticchio, a valle, si trovano torri medievali di avvistamento: una a parallelepipedo isolata da una cava di pietra; ed un'altra rotonda a mezza costa, della Catena. In questa zona, detta dell'Acquapuzza (o Acqua Putrida) da una sorgiva solforosa, esisteva un castello, con dignità di feudo, ormai scomparso, appartenuto ai Sanguigni (o Sanguinei) di Sezze, che con Sermoneta e Ninfa combatterono contro Cori e Velletri alleate. In territorio di Sermoneta, sulla strada che conduce a Bassiano sorge l'Abbazia di Valvisciolo, uno dei primissimi esempi di gotico-cistercense in Italia, insieme a Fossanova e Casamari. Si vuole fondata dai monaci greci Basiliani, dai quali passò poi ai Templari (che possedevano anche il Circeo) e quindi, ai primi del XIV sec., ai Cistercensi. Ebbe fortuna alterna e conobbe prolungati periodi di assoluto abbandono. La chiesa, dedicata ai SS. Pietro e Stefano, è a tre navate, di una rigorosa semplicità tipica dei cistercensi. All'interno si trovava un quadro di Giovanni Serodine, S. Lorenzo che dona i beni alla Chiesa: ora fa parte del museo dell'Abbazia di Casamari. L'Abbazia è in pietra calcarca locale ed ha un magnifico rosone con un bel portale. Suggestivo è il chiostro dell'annesso convento. A qualche chilometro di distanza furono trovati stipi votive della tarda età del ferro che hanno fatto ritenere la presenza di una necropoli detta di Caracupa (i reperti sono conservati nel Museo della Preistoria e Protostoria del Lazio).
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